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Lo psicologo di base? Potrebbe essere un medico Stampa
venerdì 18 giugno 2010

La Commissione Affari Sociali della Camera discuterà una proposte di legge intitolata "Istituzione della figura professionale dello psicologo di base" (3215), che riguarda le sole Province Autonome di Trento e Bolzano e che presenta parecchi punti critici.
In particolare l'art.3 indica come requisito l'"iscrizione all’ordine degli psicologi da almeno dieci anni o all’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri": peccato che il titolo di psicologo e la concomitante abilitazione all'esercizio della Professione si conseguano tramite un percorso formativo ben definito, che nulla ha a che vedere con la formazione di un medico. Come sarebbe dunque possibile iscrivere dei medici nell'elenco degli psicologi di base?

Un altro punto critico può essere rappresentato dal fatto che, per quanto riguarda l'area evolutiva, la figura di riferimento indicata è il "neuropsicologo infantile", il che non permetterebbe agli psicologi laureati in Psicologia dello Sviluppo di essere icritti nell'elenco: questa ripartizione è sicuramente modellata sulle differenti specializzazioni di area medica (psichiatra per l'adulto e neuropsichiatra infantile per i minori), ma non può essere riproposta anche per gli psicologi, il cui iter formativo è differente!

Bisognerebbe inoltre considerare che l'assistenza psicologica (e non la semplice valutazione del paziente) può richiede molto tempo sia per quanto riguarda la durata delle visite sia per il loro numero: anche in questo caso non è possibile modellare la figura dello psicologo di base su quella del medico di base, che solitamente non offre (e non avrebbe modo nè tempo di offrire) visite prolungate e ripetute nel tempo ad ogni singolo paziente. Lo psicologo di base dovrebbe lavorare su appuntamento e ad esaurire presumibilmente in tempi molto rapidi le proprie disponibilità di tempo, dal momento che non sarebbe possibile effettuare visite di 10 minuti e che la maggior parte dei pazienti non richiederebbe una singola visita...
Questo aspetto è difficilmente risolvibile, a meno che non siano convenzionati moltissimi psicologi - eventualità che ci pare remota se consideriamo che già oggi le strutture pubbliche si avvalgono quanto più possibile di psicologi non retribuiti (tirocinanti e volontari), anche per assenza di risorse finanziarie. Sarebbe forse realistico pensare che tutto ad un tratto, in tempi di crisi, il SSN trovi le risorse sufficienti a retribuire un discreto numero di
psicologi di base? Sarebbe sicuramente auspicio condiviso da tutti i colleghi, ma piuttosto improbabile. 

Forse il progetto sarà realizzato a Trento e Bolzano che, in quanto Province Autonome, potrebbero disporre di fondi da impiegare a questo scopo: se il progetto di legge dovesse essere approvato sarà interessante verificare quanti psicologi saranno effettivamente convenzionati, se sarà per loro possibile seguire adeguatamente i pazienti e, perchè no, anche quanto saranno pagati. Ricordiamo infatti che la legge Bersani ha abolito il minimo tariffario, e che in teoria il SSN potrebbe aprire convenzionamenti retribuiti pochi euro lordi l'ora, perchè non esistono più impedimenti a questo tipo di proposta.
In ogni caso apprezziamo le buone intenzioni dei firmatari del progetto di legge, e ci auguriamo che il benessere psicologico sia tenuto in sempre maggior considerazione dal Legislatore.

Concludiamo con una considerazione sull'aspetto occupazionale, che certo non può rientrare fra le preoccupazioni del Legislatore. Il fatto che per gli psicologi (ma non per i medici!) si richiedano almeno 10 anni di iscrizione all'ordine pone dei problemi, in quanto questo requisito non consentirebbe ai colleghi più giovani (e magari anche già specializzati in psicoterapia) di essere iscritti nell'elenco - e considerando che i problemi occupazionali degli psicologi over 30, iscritti da qualche anno all'ordine (ma non certo da 10 anni) non sono proprio indifferenti... Per non dire delle difficoltà dei neo-psicologi, ma anche ritenendo giusta la richiesta di qualche anno di esperienza in questo modo le possibilità lavorative riguarderebbero mediamente solo i colleghi over 36. Di fatto uno psicologo di 30 anni, abilitato e specializzato, non sarebbe ritenuto adeguato a ricoprire un ruolo per il quale non è neanche richiesta specializzazione, in quanto lo psicologo di base non erogherebbe psicoterapia ma prestazioni proprie dello psicologo -  e cioè diagnosi, consulenza e sostegno psicologico.

Per leggere il progetto di legge clicca qui!

 
Proposto il TSO extraospedaliero per la depressione post-partum Stampa
giovedì 10 giugno 2010

E' di questi giorni la proposta della SIGO (Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia) di introdurre la misura del TSO extraospedaliero per i casi a maggior rischio di vita per il neonato, stimati in circa 1000 l'anno su un totale di 50.000-75.000 casi.
Secondo la SIGO il ginecologo rimane la principale figura di riferimento per le future mamme a rischio di sviluppare una vera e propria depressione post-partum, ma solo il 30% dei ginecologi valuterebbe la possibilità della sua insorgenza durante la gravidanza.
Il TSO extraospedaliero consisterebbe in assistenza continuativa alla neo-mamma, prestata a domicilio da un'equipe specializzata che fornirebbe sostegno e controllo per prevenire atti estremi.

Per maggiori informazioni si veda il comunicato stampa della SIGO

 
Cancellata l'Assistenza Sanitaria Integrativa: 10 domande al Presidente dell'ENPAP Stampa
mercoledì 05 maggio 2010

Sottoscrivi anche tu le 10 domande al Presidente ENPAP Arcicasa! Clicca qui

[ Vedi anche la news ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA ENPAP, ADDIO! ]

Egregio Presidente,
abbiamo ricevuto la Sua mail nella quale spiegava agli iscritti che l’ENPAP non paghera' piu' il premio all’EMAPI per l’assicurazione sanitaria degli psicologi, per protestare contro la Compagnia Assicurazioni Generali, ente con il quale l’EMAPI ha una convenzione, reo di stipulare con i cittadini polizze sanitarie che prevedono che le prestazioni di psicoterapia e psicoanalisi vengano rimborsate solo se effettuate da medico psichiatra o da neurologo e non rimborsa quindi le prestazioni svolte dagli psicologi.
In risposta Le rivolgiamo le seguenti domande:

1. Lei si e’ insediato, con la Sua maggioranza “Costruire Previdenza”, da piu’ di un anno. Perche' durante questi 12 mesi, prima di attuare tale forma di protesta, non ha cercato, preparato e stipulato un’altra convenzione con un ente diverso dalle Assicurazioni Generali, evitando cosi' di sospendere l’erogazione gratuita dell’Assistenza Sanitaria Integrativa?

2. Se e’ vero che Lei ha disdetto la copertura per tutti gli iscritti Enpap al fine di contrastare il comportamento delle Generali, come mai la convenzione con l’EMAPI e' stata mantenuta a carico degli iscritti e non e' stata semplicemente revocata, vista la collusione con la Compagnia Assicurazioni Generali? Che differenza c’e’ tra i soldi degli iscritti e quelli dell’Enpap considerato che, nell’un caso e nell’altro, siamo sempre noi a pagare?

3. Presidente, nella Sua lettera afferma che “molti colleghi hanno espresso il desiderio di non venir assicurati obbligatoriamente con tale Compagnia e di ridefinire, in un’ottica piu’ generale, gli interventi assistenziali dell’Ente”, potremmo sapere numericamente quanti sono questi Colleghi? Che percentuale occupano sull’universo degli oltre 30.000 iscritti? Quanti di questi sono pubblici dipendenti (magari iscritti al sindacato AUPI) e quanti liberi professionisti?

4. Inoltre, visto che non ci e’ giunta alcuna notizia su uno “pseudo-referendum confermativo o meno sull’Assistenza Sanitaria Integrativa”, quali strumenti sono stati utilizzati per raccogliere la volonta’ degli iscritti?

5. Lei, Presidente, afferma che il CdA ENPAP sta vagliando l’ipotesi di “spostare l’intervento legato all’Assistenza Sanitaria Integrativa verso la copertura dei periodi di malattia”. Visto che l’ENPAP gia' eroga un’indennita' di malattia e infortunio, forma di assistenza istituita dalla precedente amministrazione su proposta dei Consiglieri della Sipap, cosa intende, dunque, per “spostare l’intervento (…) verso la copertura dei periodi di malattia”?

6. Presidente, Le ricordiamo che l’ENPAP, per statuto, ha il compito di gestire la previdenza e l’assistenza degli Psicologi italiani e non ha alcun mandato di rappresentanza di questi ultimi, questa funzione spetta se mai agli ordini professionali. Perche’, nell'attuare una protesta a tutela della Professione, non ha preso un'iniziativa di concerto con l'Ordine Nazionale e/o con gli Ordini Regionali, enti deputati alla tutela della professione, di fatto scavalcandoli e arrogandosi una competenza che non le spetta? E quindi, con quale diritto il CdA ENPAP si e' attribuito il compito di “rappresentare” e “tutelare” gli Psicologi, con una forma di protesta nei confronti della Compagnia Assicurazioni Generali — peraltro non richiesta dagli iscritti e che ha il sapore della beffa — con un provvedimento che danneggia solo quest’ultimi?

7. Se, tuttavia, in qualita’ di Presidente ENPAP ha scelto di svolgere tale indebita funzione di rappresentanza, puo’ almeno indicarci quali azioni (lettere di protesta, richieste di incontri, proposte, ecc.) ha messo in atto durante questi primi 12 mesi della Sua presidenza per modificare l’atteggiamento della Compagnia Generali, prima di arrivare ad una decisione cosi’ impegnativa e privare tutti gli iscritti dell’Assistenza Sanitaria Integrativa gratuita?

8. Presidente Arcicasa, e’ consapevole che tagliando l’Assistenza Sanitaria Integrativa agli iscritti sta venendo meno al perseguimento della mission dell'ENPAP che e’ un ente di Previdenza si’, ma anche di Assistenza?

9. Alla luce delle sue affermazioni non risulta chiaro se e quando l’ENPAP ripristinera' l’Assistenza Sanitaria Integrativa gratuita per tutti gli iscritti. Le chiediamo una risposta trasparente: si o no e se si quando?

10. Quali garanzie puo’ darci che non verranno eliminate anche le altre forme di assistenza attualmente previste dal Regolamento ENPAP?


Egregio Presidente Arcicasa, la tutela della salute degli Psicologi non puo’ aspettare a lungo, attendiamo risposte trasparenti alle nostre domande e siamo certi che Lei sapra’ fornircele entro breve tempo. Se cio’ non accadesse, saremmo costretti a pensare che la Sua lettera era solo una “foglia di fico”, una pessima “pezza a colori”, per celare le responsabilita’ — o meglio l’irresponsabilita’ — della Sua Presidenza e della Sua maggioranza, per il grave danno che state procurando agli oltre 30.000 iscritti all’Enpap.
 
Se vuoi sottoscrivere e inviare queste domande al Presidente Arcicasa  clicca qui!

Cariche SIPAP Nazionale:
Domenico Mastroscusa (Presidente
Pierluigi Policastro (Vice-Presidente)
Elisa Mori (Segretario-Tesoriere)
Stefano Pozzi (Coordinatore CIG) 

 

 
PEC gratuita: come attivarla Stampa
martedì 27 aprile 2010

Da ieri è possibile richiedere ed attivare una casella mail PEC gratuita seguendo la procedura predisposta dal Ministero della Pubblica Amministrazione e indicata nel portale: https://www.postacertificata.gov.it/home/index.dot. Dopo aver compilato la registrazione sul sito è necessario recarsi entro 3 mesi presso un ufficio postale convenzionato, dove la richesta sarà convalidata tramite l'identificazione del richiedente (necessaria per l'attivazione della casella PEC).

Ricordiamo che tutti i professionisti sono tenuti a dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata per comunicare ad es. con il proprio Ordine o con l'Agenzia delle Entrate, e che questa potrà essere utilizzata da tutti i cittadini per comunicare con la PA e svolgere per via telematica alcune pratiche burocratiche (come la richiesta di certificati anagrafici, qualora il comune interessato abbia predisposto questo servizio): la PEC ha infatti lo stesso valore legale di una raccomandata e consente la richiesta e la ricezione di certificati e documenti.

L'elenco degli indirizzi PEC  della Pubblica Amministrazione è consultabile a questo indirizzo: http://www.indicepa.gov.it/rni-front.php

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Adozione di minori in affido: una proposta controversa Stampa
lunedì 26 aprile 2010

L'associazione di genitori adottivi e affidatari "La Gabbianella" ha lanciato una petizione a sostegno di una proposta di modifica della legge sull'adozione che, se approvata, consentirebbe di tutelare i rapporti instaurati fra minore affidato e genitori affidatari permettendo la permanenza nella famiglia affidataria in caso di adozione del minore, o agevolando il mantenimento di rapporti affettivi instauratisi anche nel caso in cui la famiglia adottiva sia diversa da quella affidataria.

Attualmente infatti un minore in affido può essere adottato da una famiglia differente da quella presso cui ha trascorso il periodo di affidamento: secondo i genitori de "La Gabbianella" i genitori affidatari dovrebbero avere la precedenza, in quanto un minore in affido da anni si è presumibilmente inserito nella nuova realtà famigliare e permettere che sia adottato da un'ulteriore famiglia, a lui totalmente estranea, potrebbe rivelarsi una soluzione traumatica (o comunque meno favorevole rispetto all'adozione da parte degli affidatari)
Di tutt'altro avviso l'AiBi, che sostiene invece che dare la precedenza nell'adozione ai genitori affidatari rappresenta una "risposta illusoria" che agevolerebbe unicamente il desiderio di genitorialità dell'adulto, e non farebbe il bene del minore. Questa possibilità rischerebbe anzi di creare confusione fra l'istituto dell'affido e  quello dell'adozione, che si basano su presupposti differenti e hanno obiettivi distinti e ben precisi.

Segnaliamo che le due differenti posizioni sono visibili rispettivamente sul sito dell'AiBi e sul sito de "la Gabbianella", tramite cui è possibile anche firmare la petizione su questo argomento, che rimanda alla seguente proposta:

Petizione al Parlamento Italiano “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”
Si propone di inserire il testo seguente in calce all'articolo 4, comma 5, della legge 184/83 come riformata dalla legge 149/01:
“Qualora l'affidamento di un minore si risolva in un’adozione, a causa del mancato recupero della famiglia d'origine, vanno protetti i rapporti instauratisi nel frattempo tra affidati e membri della famiglia affidataria. Va quindi favorita la permanenza del bambino nella famiglia in cui egli già si trova; ove ciò non sia possibile, va comunque tutelato il mantenimento di un rapporto affettivo con la famiglia affidataria, nelle forme e nei modi ritenuti più opportuni dagli operatori, dopo aver ascoltato la famiglia affidataria stessa e la futura famiglia adottiva.”

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