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Obbligo ECM anche per i liberi professionisti? Stampa
sabato 26 aprile 2008

Anche gli operatori sanitari privati dovranno acquisire crediti ECM?

La conferenza Stato-Regioni ha approvato il documento di "Riordino del sistema di Formazione Continua in Medicina", che riguarda il sistema ECM e che entrerà in vigore non prima del 1 gennaio 2008 e comunque a seguito dell’emanazione delle regole attuative. Il nuovo programma prevede l’acquisizione di 150 crediti a triennio, ripartiti in quote annuali comprese fra i 30 e i 70 crediti.
Il Documento è molto chiaro nell’indicare l’obbligo di ECM anche per i liberi professionisti (vedi allegato): si attendono future comunicazioni dell’Ordine degli Psicologi in merito agli aspetti operativi finora non determinati con certezza.
Tuttavia, ricordiamo che 2 anni fa il TAR del Lazio ha espresso parere negativo sull’estensione dell’obbligo di ECM agli operatori sanitari che non lavorano nell’ambito SSN. Il sistema sperimentale ad oggi in vigore è stato inoltre prorogato fino al 31 dicembre 2007.
Qui puoi scaricare il testo dell’accordo Stato-Regioni, mentre per tutte le altre informazioni relative al sistema ECM puoi visitare la Home Page ECM del Ministero della Salute:
http://www.ministerosalute.it/ecm/ecm.jsp.


Pubblichiamo qui di seguito il comunicato del Presidente nazionale della SIPAP, dott. Stefano Crispino, in merito al sistema ECM.


La Sipap ritiene essenziale ribadire ed esplicitare la propria posizione politica sull’ECM:

1) politica di incentivazione nei confronti dei liberi professionisti a partecipare liberamente e facoltativamente all’ECM e attivazione di procedure di trasparenza nei confronti dei loro clienti per permettere loro di conoscere il livello di aggiornamento dei professionisti a cui si affidano;

2) dissenso totale su atteggiamenti sanzionatori di stampo statalista che sposino la filosofia adempitivo-burocratica;

3) tutela della libertà e dell’autonomia del libero professionista;

4) conferma della separazione dell’attività clinica da quella delle altre aree professionali della psicologia per evitare la medicalizzazione dell’intera categoria - quindi non c’è motivo di accreditare tramite il Ministero della Sanità corsi di formazione non clinici, se non in rare occasioni attinenti i dipendenti pubblici che operano in aree non specificamente cliniche.

Nello specifico la sensazione è che, ancora una volta, sull'ECM si stia continuando a fare "molto rumore per nulla". Nella maggior parte dei casi in buona fede, in altri con buona dose di malafede e con il lucido obiettivo di speculare economicamente su quella "maggior parte" di colleghi che credono a priori ad informazioni pseudo-istituzionali ben confezionate. In sostanza alla disinformazione.
Vorrei porre una domanda semplice: "Che cosa potrebbe accadere ai liberi professionisti che non raggiungessero il minimo dei crediti stabiliti dal Ministero della Sanità qualora quest’ultimo dichiarasse e ribadisse l’obbligo degli ECM anche per i liberi professionisti?". La risposta è semplice: "non accadrebbe loro assolutamente nulla!". Ciò nonostante, alcune ombre ed incertezze lasciano spazio a dette speculazioni.
Un principio del diritto afferma che "Nullum crimen nulla poena sine lege scripta". Senza una apposita legge non vi può essere obbligatorietà e/o violazione e di conseguenza non vi è materia del contendere che possa generare una sanzione. Inoltre, se pure in futuro si varasse una legge che li obbligasse non potrebbe essere applicata retroattivamente pena la sua incostituzionalità.
Quindi, attualmente nulla può obbligare i liberi professionisti che non abbiano un rapporto convenzionale con il sistema sanitario nazionale agli ECM di Stato. A sostegno di tale tesi, ricordiamo che 2 anni fa il TAR del Lazio ha espresso parere negativo sull’estensione dell’obbligo di ECM agli operatori sanitari che non lavorano nell’ambito SSN.

Adesso vorrei porre un'altra domanda altrettanto retorica anche se meno semplice: "In futuro si potrà imporre ai liberi professionisti l'ECM?".La risposta è un po' più complicata ma altrettanto sintetica: "Allo stato dei fatti e con l'attuale legislazione assolutamente no!!!".

Spero di riuscire in breve a spiegare i motivi per i quali ritengo che non vi è modo di agire coercitivamente nei confronti dei liberi professionisti, a meno di sconvolgere l'assetto normativo che regola la nostra professione ordinata.
Abbiamo appena detto che per "obbligare" un libero professionista ad adempiere all'impegno di aggiornarsi, sarebbe necessario stabilire una sanzione per chi violasse tale regola. Qualunque sanzione possa essere prevista è necessario che sia tale da costringere il soggetto obbligato a rispettarne la prescrizione. Ma quale sanzione potrà mai essere utilizzata nei confronti di un lavoratore autonomo? Andiamo per gradi. Una sanzione pecuniaria di tipo amministrativo? Chi dovrebbe farsi carico di comminarla e riscuoterla? E se il professionista non paga? Si incaricherà una società di recupero crediti? Tutto ciò mi sembra altamente improbabile ed incoerente con le finalità dell'ECM.

Certamente la sanzione più terroristica sarebbe la sospensione o il ritiro dell'autorizzazione ad esercitare. Non a caso, in passato, qualcuno ha paventato la possibilità di chiamare a sostenere nuovamente l'esame di Stato coloro che non dovessero maturare sufficienti crediti nell’arco di un quinquennio.
E da quando in qua la vigilanza sulle professioni ordinate ricade sotto la giurisdizione del Ministero della Sanità? A me sembrava che fossero di competenza del Ministero di Giustizia.
E poi, se anche un Ministero della Sanità come di Giustizia dichiarasse tale obbligo, le dichiarazioni o circolari di un Ministro equivalgono a Legge? Il motivo per cui tutto ciò è un "ballon d'essai" è semplice. L'autorizzazione ad esercitare liberamente la professione all'interno di regole stabilite e condivise è sancita dalla legge 56/89 e dalla conseguente abilitazione. Nessuna circolare o decreto ministeriale potrà annullarla. Solo una legge parlamentare o un decreto governativo da convertire in legge può modificare tale diritto.
Tuttavia tale legge si potrebbe fare. Ciò significherebbe che per analogia i colleghi pubblici dipendenti della sanità, al pari dei liberi professionisti, un domani potrebbero essere soggetti al licenziamento in caso di inadempimento del programma ECM. Non mi risulta che nell'attuale regolamentazione ciò sia previsto e non credo proprio che i colleghi pubblici dipendenti ed i sindacati abbiano intenzione di proporre o condividere tale orientamento punitivo. Infatti, nel pubblico impiego è previsto che il mancato raggiungimento del numero minimo di crediti formativi stabiliti per ciascun anno può comportare delle penalizzazioni anche di carattere economico.
Le Direzioni Generali delle ASL, potrebbero procedere anche alla revoca degli incarichi assegnati. In sostanza, i dipendenti pubblici che non dovessero raggiungere il numero minimo di crediti previsti potrebbero essere penalizzati economicamente e nell'avanzamento della carriera.  Tuttavia ciò è comunque affermato al condizionale.

Infine, vorrei che mi fosse spiegato come si può impedire ad uno psicologo di esercitare la professione se non aderisce all'obbligo dell'ECM considerato che non è possibile distinguere gli psicologi che operano in campo clinico da quelli che lavorano in altre aree. Mi sembra di ricordare che lo psicologo è libero di operare in più campi purché sia abilitato alla professione, solo la psicoterapia è riservata agli specialisti, i quali possono peraltro lavorare anch'essi in tutte le articolazioni della professione.

Per concludere.
I liberi professionisti, la loro carriera se la costruiscono giorno per giorno confrontandosi con il mercato e con una concorrenza spietata.
I liberi professionisti, il loro reddito lo rischiano ogni momento perché sono datori di lavoro di se stessi e vengono valutati dai propri clienti per i risultati che ottengono.
I liberi professionisti credono nella politica dell'incentivazione e dello sviluppo e non in quella clericale della minaccia punitiva del purgatorio e dell'inferno.
I liberi professionisti credono in un sistema che, tramite l'applicazione di procedure standardizzate, garantisca la qualità della prestazione e la verifica dei risultati e non nella pratica della "simonia" basata sulla vendita di punteggi "Mira Lanza".

Lasciamo agli altri l'illusione che la competenza si costruisca a priori con qualche seminario sparso qua e là. Senza alcuna strategia politico-culturale e senza collegamenti strutturati con la domanda del mercato del lavoro.

Stefano Crispino

Presidente Nazionale della SIPAP - Società Italiana Psicologi Area Professionale

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